“La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa” (K. Marx) TELEMOMO’ è la seconda volta della televisione. O del tramonto di un elettrodomestico. E’ televisione a filiera corta, autarchica, ecologica e interattiva. E’ il disvelamento esilarante della povertà del linguaggio televisivo che viene mimato mediante la povertà materiale di un teatrino d’animazione artigianale. Un cavalletto sul quale è fissata la cornice bucata di una televisione, tanto basta per rappresentare sceneggiati, telegiornali, documentari e pubblicità. Il montaggio è il dentro-fuori di primi piani reali e bambole di plastica che “tribbolano” sbatacchiandosi, mezzibusti televisivi fatti di barbie senza gambe, e ancora parrucche, giocattoli, pezzi di corpo e brandelli di oggetti. Telemomò è anche il pulpito dal quale lanciare “autorevolmente” improbabili proclami politici e surreali analisi sociologiche. Se la televisione ha fatto l’Italia di oggi, di lì dovremo passare per disfarla.Domenica 28 Giugno 2009
22:00 - 23:00
Liberafesta
Piazza Mastai























Ultima sera al Teatro Belli di Roma per “Macadamia Nut Brittle” del duo Ricci & Forte. Assolutamente da non perdere. Un percorso di poco più di un’ora denso di emozioni. Addirittura troppe per certo pubblico che finisce in lacrime, alla fine dello spettacolo, dopo aver dato libero sfogo alle proprie emozioni attraverso la personale ovazione. Applausi che finiscono per supportare una storia-non-storia frammentata, eppure così chiara all’occhio –ma soprattutto all’anima- di tutti. Perché Ricci&Forte anche questa volta vanno dritti, senza timore, senza ombra di dubbio, senza incertezza alcuna, vanno dritti –dicevo- al centro dell’anima dello spettatore sconvolgendolo impigliandolo nella fitte rete delle emozioni più profonde. E non sono certo le scene di sesso, eterosessuale, bisessuale e omosessuale mimate esplicitamente in un groviglio di corpi a turbare; e non certo i momenti di violenza; tutto sempre incorniciato da una musica che stride e dolcemente accompagna con la visione in atto sul palcoscenico. E nemmeno il lungo, appassionato e maledettamente vero bacio tra i due protagonisti che ci cercano e si ritrovano l’uno con l’altro in quel contatto così intimo. Quello che lascia senza fiato è il vuoto. Quello stesso vuoto che si percepisce ogni giorno dalle cronache dei media, che altro non sono che riflessi di un vuoto che abbiamo accanto, magari proprio dentro le nostre case, e non ce accorgiamo. O ancora peggio, quello stesso vuoto che abbiamo dentro di noi e non lo sappiamo. O fingiamo di non accorgecene. Garimberti parla del nichilismo come del male odierno, quel sentimento che tutto appiattisce, omologa e annulla, schiaccia. Impedisce la visione di qualsiasi futuro al punto da costringere a vivere solo il presente, ma senza quella saggia consapevolezza dei Classici, senza quel sano hic et nunc. Costringe alla vita del qui e ora per inerzia, perché nulla c’è di diverso da fare. E il Vuoto avanza e ingloba le anime e i corpi. Perché stupirsi allora se gli adolescenti usano il sesso come gioco tra loro, se vendono il proprio corpo, se vanno incontro a esperienze forti per noia o per vacuo divertimento? Perché stupirsi, alla fine, se quello che rimbomba nella mente dei giovani protagonisti, nel loro cuore altro non è che il rumore del amore? La solitudine sa schiacciare, il dolore fa male. Non resta che tentare di stare uniti ognuno come può a se stessi. Il rischio è di finire di affondare come il Titanic in un Oceano di Nulla. Ognuno, in fondo, non cerca altro. Non vuole altro. Solo amare ed essere amato. Come tutti al mondo. E nell’impossibilità di realizzare questo desiderio non rimane che rifiutarsi di crescere e restare così per sempre nel proprio ovattato mondo di eterni fanciulli. Quattro gli attori, tre ragazzi e una ragazza. Imbarazzante, per me, non saper trovare aggettivi per qualificare il loro lavoro, la loro bravura, la loro presenza scenica senza cadere nel trito e nello scontato. Sono assolutamente e incredibilmente bravi, ognuno con le proprie peculiarità, con le proprie corde messe magistralmente in risalto dal genio (perché ormai non ho dubbi che lo sia) di Ricci&Forte. Alcuni poi di una bellezza, affatto comune, straripano oltre ogni confine. Così i quattro in scena avanzano, incalzano e inglobano il pubblico risucchiandolo nel loro vortice emotivo.
“Eclecttica, Idee in fermenti”, dal 9 al 21 giugno presso il Casale della Cervelletta a Roma, avrà inizio un festival di arti performative che nasce grazie alla collaborazione di tre associazioni: kollatino underground, artempo, confluenze urbane e con la collaborazione del municipio V e l’Associazione Insieme per l' Aniene. Teatro, musica, esposizioni, concerti e laboratori sul comportamento ambientale e visite nella valle dell' aniene.
Venerdì